Processo a me stessa
Magritte direbbe: questo lapis non è un lapis. E’ una punta conficcata in una pagina bianca, tra quello che si poteva dire e non si è detto, quello che si poteva scrivere e non si è scritto, quello che si poteva vivere e non si è vissuto.
… cancellerei tutto, ma non posso. Azzererei tutto e ripartirei senza di te. Completamente senza di te e invece … devo camminare con la tua ombra con cui mi confondo ancora.
Di carne e di sangue, passioni e sentimenti, vita quotidiana e seccature, amici e letture e passeggiate e sguardi e sorrisi e dolori e gioie … bevo sempre un po’ d’acqua quando mi metto a letto di sera, acqua e melatonina e pensieri e qualche tristezza. Non amo parlare molto la mattina quando mi sveglio. Il passaggio deve essere graduale, dal sonno alla veglia piano senza bruschi passaggi. Amo il vento di tramontana quando ti sferza la pelle, lo scirocco che te la lascia umida … mio adorato, di sangue e di lacrime son fatta io, come tutti. Qui davanti a un monitor sono Giulia, quella che scrive di sè, quella che scrive ora e qui solo per te. Ma non è tutto. Leggi dietro le righe, adorato. No, non è tutto.
Ci sono poi i giorni come questo, quando tutto si rimette in discussione. I blog … i blog … ma che ci faccio io qui? E perché? A recitare la mia vita on line quasi avesse bisogno di repliche, quasi che non bastasse a se stessa! Non argomenti alti, no. Nessuna grande altezza. Qualche bassezza qua e là … giusto per gradire. Altro che chiese, adorato, altro che chiese … Mi chiedo se non sia ridicolo tutto ciò. Che sia ridicolo, davvero?
Qualcuno è arrivato qui digitando la domanda: Cos’è un lapis?
Risposta: una matita (di quelle antiche e desuete un po’ come sono io).
Il blog negletto e abbandonato e per questo tanto più amato ha ricevuto visite: 4. Ed è stato cercato. Chiave di ricerca: Punta di Lapis Blog. Mi fa piacere. Se ripassate. Ciao.